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Monumento ad Arminio

Il primo di giugno dopo la visita ad Exsternsteine , non poteva mancare la
visita all’Hermannsdenkmal ovvero al  “Monumento ad Arminio” è un monumento
situato a Detmold, nel Land Renania Settentrionale-Vestfalia, nella parte
meridionale della foresta di Teutoburgo. Venne realizzato tra il 1838 ed il
1875 su progetto dell’architetto Ernst von Bandel.
Il monumento davvero imponente celebra il capo della tribù germanica dei
Cherusci, Arminio (in latino Arminius, in tedesco noto come Hermann o Armin)
e la battaglia della foresta di Teutoburgo – nota anche come il disastro di
Varo – durante la quale le legioni romane guidate da Publio Quintilio Varo
subirono una decisiva sconfitta, principalmente con l’inganno ed il
tradimento da parte dello stesso Arminio che era alleato di Roma, dove era
cresciuto ed aveva una posizione nella classe equestre.
La statua raggiunge un’altezza di 26,57 metri ed è composta da una struttura
in tubolari di ferro ricoperta da lastre di rame. Pesa, insieme al
basamento, 42,80 tonnellate. Arminio appare come un’enorme figura vestito
con abiti antichi ed elmo alato. Il braccio destro è teso verso l’alto e
impugna una spada, che misura 7 metri e pesa circa 550 kg; rivolto verso
ovest, esso indica sia la capacità di difesa che un gesto di attacco al
nemico francese. Il braccio sinistro regge invece il mantello. In basso,
sotto il piede sinistro, si trovano un’aquila ed un fascio. Von Bandel si
ispirò nella realizzazione dei panneggi agli scritti di Tacito, stupendo in
parte per l’assenza di simboli di stampo tribale.
Ai miei figli ho spiegato nel dettaglio cosa avvenne durante la battaglia di
Teutoburgo chiamata clades Variana (“la disfatta di Varo”) dagli storici
romani, che si svolse nell’anno 9 , i giorni 8,9,11 settembre , tra
l’esercito romano guidato da Publio Quintilio Varo e una coalizione di tribù
germaniche comandate da Arminio, capo dei Cherusci nonché ufficiale delle
truppe ausiliarie di Varo. Ecco perché lui conosceva perfettamente le
tecniche di combattimento delle legioni romane e per questo motivo riuscì ad
inferire  una delle più gravi disfatte subite dai Romani: tre intere legioni
la XVII, la XVIII e la XIX furono annientate, oltre a 6 coorti di fanteria e
3 ali di cavalleria ausiliaria. Tale fu il trauma provocato dalla sconfitta,
che nell’esercito romano le legioni non ebbero più le numerazioni XVII,
XVIII e XIX.

Per riscattare l’onore dell’esercito, i Romani diedero inizio a una guerra
durata sette anni, che culminò nel 16 d.C. con le battaglie di Idistaviso e
del Vallo Angrivariano (considerate la rivincita dell’Impero romano contro i
Germani), nelle quali Arminio fu definitivamente sconfitto. Al termine della
campagna i romani rinunciarono a ogni ulteriore conquista nella Germania. Il
Reno si consolidò come definitivo confine nord-orientale dell’Impero per i
successivi 400 anni.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 Giugno 2026 da in EVENTI PASSATI.